Categorie d'analisi.
E' troppo riduttivo usare come categoria di analisi del reale solo il genere, femminile e maschile. Divide superficialmente il mondo in due grandi categorie, ciò che è bianco e ciò che è nero. Come se tutto ciò che sta all'interno della categoria del femminile sia omogeneo, e strutturi un’identità in opposizione a tutto ciò che di omogeneo appartiene al maschile.
Come non tenere conto di almeno altre due importanti categorie, la razza e la classe? E' interessante notare come gli anelli più deboli di queste tre categorie si leghino insieme per offrire esempi di discriminazione articolati- il più alto tasso di aborti riguarda le minorenni e le donne immigrate che vivono condizioni lavorative e sociali più precarie; oppure significativo è vedere come chi appartiene ad una categoria di per sè discriminata, attui a sua volta della discriminazione nei confronti di chi ha posizioni più svantaggiate- penso ad esempio al rapporto fra donna occidentale e sfruttamento della colf magari immigrata, in nero, facilmente ricattabile , senza orari di lavoro precisi, e senza poter delimitare il proprio spazio privato da quello di lavoro. Non si può parlare esclusivamente della categoria donna, senza tenere conto delle grosse differenze culturali, storiche e di posizione sociale fra donna bianca e donna nera. Come è stupido sostenere che siamo tutti uguali, è giusto riconoscere la diversità e la disuguaglianza in quanto primo passo per conoscere ciò che è "altro".
E ancora, quando parlo di maschile e femminile è giusto legare sempre a questi due spazi semantici, i due rispettivi modelli biologici? Difficile separarli, ma forse bisognerebbe cercare cosa del modello maschile si può ritrovare nel mondo femminile e viceversa. Il mondo lesbico, ma non solo, fa propri dei ruoli tipici del mondo maschile: le butches, ad esempio, assomiglianti al maschio sia per estetica che per atteggiamento comportamentale. Non sempre il maschile corrisponde all'uomo e il femminile alla donna. Piuttosto, due modelli ideali, che guidano l'analisi nella misura in cui prima di tutto strutturano una cultura, e di cui è interessante vedere come e dove si riproducono.
Come non tenere conto di almeno altre due importanti categorie, la razza e la classe? E' interessante notare come gli anelli più deboli di queste tre categorie si leghino insieme per offrire esempi di discriminazione articolati- il più alto tasso di aborti riguarda le minorenni e le donne immigrate che vivono condizioni lavorative e sociali più precarie; oppure significativo è vedere come chi appartiene ad una categoria di per sè discriminata, attui a sua volta della discriminazione nei confronti di chi ha posizioni più svantaggiate- penso ad esempio al rapporto fra donna occidentale e sfruttamento della colf magari immigrata, in nero, facilmente ricattabile , senza orari di lavoro precisi, e senza poter delimitare il proprio spazio privato da quello di lavoro. Non si può parlare esclusivamente della categoria donna, senza tenere conto delle grosse differenze culturali, storiche e di posizione sociale fra donna bianca e donna nera. Come è stupido sostenere che siamo tutti uguali, è giusto riconoscere la diversità e la disuguaglianza in quanto primo passo per conoscere ciò che è "altro".
E ancora, quando parlo di maschile e femminile è giusto legare sempre a questi due spazi semantici, i due rispettivi modelli biologici? Difficile separarli, ma forse bisognerebbe cercare cosa del modello maschile si può ritrovare nel mondo femminile e viceversa. Il mondo lesbico, ma non solo, fa propri dei ruoli tipici del mondo maschile: le butches, ad esempio, assomiglianti al maschio sia per estetica che per atteggiamento comportamentale. Non sempre il maschile corrisponde all'uomo e il femminile alla donna. Piuttosto, due modelli ideali, che guidano l'analisi nella misura in cui prima di tutto strutturano una cultura, e di cui è interessante vedere come e dove si riproducono.


2 Comments:
At 11:58 AM,
si said…
il genere e la razza, stereotipi che si autoalimentano e inverano se stessi, poichè si finisce col comportarsi come crediamo che gli altri si aspettino da noi. sfruttati economicamente e socialmente, legittimati con pretese verità biologiche (o "culturali"). ma anche alla divisione in classi si finisce col dare una legittimazione biologica e naturale, quando si pensa che sono i più intelligenti e scaltri quelli che ce la fanno..e che diavolo, non siamo più nel medioevo, no? quando il figlio del contadino era contadino e il figlio del feudatario feudatario. ora i sogni sono di chi riesce a prenderli... ah,il sogno americano!
At 12:08 PM,
si said…
credo vada davvero sottolineato che gli studi di genere intersecano sempre più spesso le riflessioni su genere razza classe, a differenza di quanto hanno fatto un tempo certe femministe bianche e benestanti, che pretendevano di rappresentare tutto ciò che è "donna", calpestando e sfruttando l' altrui diversità tanto quanto i loro "nemici" uomini.
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