Genderbender

lunedì, ottobre 16, 2006

Storiella sulla RU486.

C'era una volta, nel lontano 1988 uno stato, la Francia, che decise di offrire un metodo meno invasivo perchè una donna che avesse deciso di abortire entro la 7a settimana potesse farlo evitando l'operazione chirurgica: questo metodo si chiama Ru 486. Ru 486 ebbe successo e altri stati nel mondo decisero di richiedere il suo aiuto perchè a tutti sembrava giusto offrire alla donna meno sofferenza possibile e spendere meno soldi, visto che Ru si fa pagare 62 euro nel belgio (contro i 700 euro dell'operazione chirurgica in Italia). Anche la signora Logica approvò la Ru 486: dopotutto se in uno stato vi è la possibilità di praticare l'aborto ed esiste un metodo meno invasivo, meno traumatico, meno costoso e già sperimentato, le sembrava filasse l'idea di utilizzarlo.
Ma, l'Italia aveva paura. C'erano infatti dei signori neri neri, cattivissimi che puntavano il dito: scandalo, tuonavano, la Ru 486 è lo strumento del demonio! La Ru è senza controllo e il numero degli aborti aumentera' fino all'estinzione della razza umana!!
La signora Logica cerco' di farli ragionare, offrendo dei dati che dimostravano che la presenza di una legislazione che regoli il ricorso all'aborto non ha portato all'aumento degli aborti, ma piuttosto alla diminuzione degli aborti clandestini e che per diminuire il ricorrere di tali spiacevoli situazioni, bisogna aumentare l'informazione sulla contraccezione ed evitare cosi' il sorgere del problema.
Ma gli uomini neri, che di nero avevano soprattutto il cuore, puntarono ancora il dito: se la donna vuole compiere questo orripilante delitto deve farlo con la consapevolezza della colpa e soffrire il più possibile, non alla leggera, inghiottendo due o tre pillole!!
La situazione sembrava senza via d'uscita ma degli signori seri cercarono di contrastare il tono accusatorio e tonante degli uomini neri: nel 2004 il sant'Anna di Torino iniziò a somministare la Ru, grazie ad un cavillo legislativo che concede ai medici di fare richiesta di farmaci non in uso in Italia ma già sperimentati all'estero. Nonostante il succeso-il 99,72% dei casi andati bene- tutti si schierarono contro il Sant'anna ma soprattutto si schierò contro chi aveva il culo seduto sulla poltrona giusta. Passo' il tempo cambiarono i culi, e incredibilmente uno spiraglio si apri' sulla questione, che venne ritirata fuori. Ma gli uomini neri sono sempre in agguato....

23 Comments:

  • At 3:53 PM, Anonymous Anonimo said…

    Mi sembra un po' limitato ricondurre la questione dell'aborto ancora una volta alla dicotomia libertà di scelta/salvaguardia della vita, al senso di colpa, agli uomini neri del clero oscurantista.
    Certo sono elemti da nonsottovalutare, ma l'attacco alla 194, alla Ru 486 sono e vanno letti come attacchi alla donna sfruttata ed alla classe degli sfruttati, in modo da poter precarizzare ulteriormente le loro vite e renderle ancora più sfruttabili sul mercato del lavoro.
    Se vogliamo parlare di libertà di scelta, di "il corpo è mio e me lo gestisco io", di attacco clericale, di moralità cattolica, etc... facciamo pure, il nodo della questione èche questo è un attacco di CLASSE al quale bisogna rispondere con una risposta dal basso, una risposta anch'essa di classe.

     
  • At 1:25 PM, Anonymous bob said…

    ..le masse la lotta di classe i testi gramsciani, far finta di essere sani..
    Ragazzi, cerchiamo di andare avanti.

     
  • At 1:48 PM, Blogger Rob said…

    Concordo, se si vuole ampliare l/analisi della questione e chiedersi il perche di tanto accanimento nei confronti della questione dell aborto, del diritto alla vita, la condanna morale della donna che rifiuta di essere madre ma che al contempo deve lavorare, e lavorare in certe condizioni si sa rende piu' sfruttabili perche ricattabili, certo emergerebbe la quesione in tutta la sua complicata stratificazione. Ma in primo luogo mi interessa, personalmente, mettere in chiaro questo punto> ovvero svelare e sottolineare e continuare a incazzarmi su quelle che sono le intromissioni di una morale cattolica in quello che dovrebbe essere un campo laico e magari etico se vuoi di una societa'.
    Sai, questione anche di logorroicita', bisogna selezionare e circoscrivere, che qua gia' ci leggono in pochi...
    In ogni caso non leggerei la questione in termini di classe, non mi interessa.

    Scusa ma i tasti di questa tastira stanno giocato a nascondino e scambi di funzione... Ciao.

     
  • At 10:48 PM, Anonymous indastria said…

    Al di la del delirante Bob e delle sue citazioni post-punk,
    secondo me è necessario analizzare la questione in questi termini se non si vuol fermarsi alla superfice della cosa.

    La questione di genere è intrecciata inscindibilmente con la questione di classe (e a sua volta a quella di razza, come giustamente sottolinei in maniera indiretta nel tuo post).

    I numeri parlano chiaro e le donne che devono ricorrere a questa dolorosa pratica alla quale nessuno va in contro con leggerezza fanno parte di una ben delineata classe sociale e razza.
    Ribadisco che affrontare la questione senza tenerne conto non fa paura a nessuno, mi permetto anch'io una citazione:
    "la critica dello spettacolo che si fa spettacolo della critica"

    Laici o religiosi, la morale cattolica è uno strumento per raggiungere ben altri fini, non vorremmo mica credere che lo scopo sia veramente quello di salvaguardare la morale cattolica del pastore tedesco fine a se stessa?

     
  • At 11:21 AM, Blogger panzer said…

    Ma la CLASSE è tipo 3c? non vi pare una catogoria di analisi noiosa?

     
  • At 2:42 PM, Anonymous Anonimo said…

    Certo che c'è gente che cerca di appiattire gli spunti di riflessione veramente ad un livello infimo.

    Perchè non andate sul sito di Porta a Porta?

     
  • At 3:10 PM, Blogger si said…

    si certo, la questione (dell' aboto in particolare e quella di genere in generale)va inserita in un contesto più ampio, politico sociale ed economico, ma sta di fatto che anche in società diverse dalla nostra, socilamente economicamente e politicamente molto diverse, in società del passato e via dicendo, la discriminazione, emarginazione e sfruttamento dell' altro, come donna o straniero.., non è certo assente. quindi il problema è ancora più a monte. quindi anche affermare che una lotta di classe risolverebbe i problemi non mi sembra corretto.

    detto questo, tutti quelli che se ne stanno a blaterare di lotte e rivoluzioni bevendo aperitivi mentre la mamma a casa lava loro le mutande...credo sarebbe meglio che chiudessero la bocca o cominciassero a parlare di calcio.
    o che con un po' di umiltà smettessero di parlare e cominciassero a pensare e fare.

     
  • At 3:19 PM, Blogger si said…

    altra discussione di argomento linitrofo a quello del post, di cui discutevo con un' amica competente l' altra sera: tutti gli ospedali dovrebbero garantire la presenza di personale non obiettore (o obbiettore?), quindi una ragazza che volesse prendere la pillola-del-giorno-dopo dovrebbe essere certa di poterlo fare rivolgendosi alla struttura più vicina. così non è. sono tutti molto credenti o cercano di evitare rogne? intanto le informazioni fondate che vengono diffuse sono poche (fa male? come funziona davvero?). forse è come sul pianeta delle scimmie, si ostacola la conoscenza per garantire la sopravvivenza?!

     
  • At 3:36 PM, Anonymous Anonimo said…

    Non voglio certo banalizzare la questione dicendo che "una lotta di classe risolverebbe i problemi", ma, allo stesso tempo affermare, che "in ogni caso non leggerei la questione in termini di classe, non mi interessa", mi sembra equivalga andare fuori strada (facendo una concessione agli "antiabortisti"), appiattirne l'analisi alla solità vuota dicotomia libertà di scelta/rispetto per la vita, laicità/morale cattolica e clericale.

    NON E' PROPRIO QUESTO IL NODO DELLA QUESTIONE.

    Il rifarsi ad un "campo laico della società", se parte dalla volontà di opporsi alla più reazionaria ideologia cattolica, non può rappresentare la risposta del movimento delle donne. Quale Stato laico?
    Quello che deve difendere le esigenze di mercato-imprese-famiglia?

    Quello che in nome della libertà di poter scegliere individualmente lascia il mercato delle tecniche di riproduzione libero di lucrare sulla pelle delle donne?

    Quello che ha introdotto il "pacchetto Treu" con le prime deregolamentazioni del mercato del lavoro, "con la scusa - fra l’altro - di venire incontro alle necessità della donna lavoratrice, nel mentre si operavano i primi tagli ad assistenza, servizi sociali, prevenzione, consultori ecc.?"

    Deregolamentazioni che si abbattono innanzi tutto sulle "categorie sociali" più deboli (quindi le donne, sopratutto quando lavoratrici ed immigrate)

    La stessa "autodecisione" delle donne (alla radicali di pannella, bonino e c.) che slegata da una lotta collettiva si riduce a difendere la "libertà" di scegliere individualmente" ponendo la donna come individuo isolato, ricattabile dai meccanismi stritolatori del mercato, con conseguenze per la propria salute e la propria vita?

    Attaccare la 194, tagliando la spesa sociale e deregolamentando il contratto di lavoro con l'introduzione di un'infinità di forme "atipiche" contrattuali (con la scusa di darle più "tempo libero" per potersi dedicare alla prole ed al focolare domestico), si rende la donna ancora più ricattabile sul piano sociale.

    L'aborto è una scelta che nessuna donna vorrebbe affrontare, ma attraverso lo strangolamento dei meccanismi di precarizzazione della donna, diventa una scelta obbligata.

    Bisogna individuare il nemico dei diritti e della lotta della donna non nella morale cattolica e clericale, ma nell'economia di mercato che si serve anche dell'ideologia reazionaria della chiesa come lubrificante per i suoi ingranaggi. Questo attacco alla donna è parte di uno scontro materiale che ha natura di classe.

    Gli ospedali non garantiscono (o non informano su) la presenza di operatori non "obbiettori di coscienza", si attuano tagli alla spoesa sociale e di assistenza alle donne, si introducono operatori antiabortisti nei consultori, si vuole destrutturare la 194 e mettere in discussione scelte prese attraverso un referendum votato 30 anni fa, in un momento da forte lotta sociale, collettiva dal basso e (posso dirlo?) di classe; come bisogna inquadrare questa serie di attacchi?
    Chi ne è l'artefice?
    "Le intromissioni di una morale cattolica" o l'ideologia che vuole abbassare il costo del lavoro e rendere la donna (ma non solo) debole sul mercato del lavoro, utile a servire la famiglia patriarcale e le imprese?
    Quali sono le risposte?
    Auspicarsi uno stato "laico" e magari etico"?

     
  • At 3:57 PM, Blogger Rob said…

    Rettifico, mi sono espressa male. Non volevo negare l'importanza di avere un approccio molteplice al reale che tenga conto delle relazioni che ci sono fra i diversi ambiti, o non tenere in considerazionme l'importanza che ha la dimensione economica nel determinare certi tipi di discriminazione. Solo, volevo dire, non mi interessa rifarmi al marxismo come categoria interpretativa. O perlomeno ci tengo a non usare il suo linguaggio. Preferisco lasciarmi aperte delle possibilità di comunicare con più gente possibile.
    Per il resto, circa il diritto all'obiezione, alla manifestazione di venezia era emerso che in veneto una cosa come l'80% dei medici è obiettore-seconda regione in Italia, ma la cosa che non è emersa è che il diritto all'obiezione è esercitata in modo illecito anche nel prescrivere la pillola del giorno dopo, che non è un interruzione di gravidanza, rendendo ancora più complicato un iter già abbastanza complicato. Cosi' si hanno dei fenomeni di migrazione in massa da alcune regioni di donne che vogliono abortire ma che si trovano di fronte a liste lunghissime d'attesa; migrazioni di donne che vogliono una ricetta per la pillola del giorno dopo e devono trovare un medico che glila prescriva; ed ora migrazioni di donne verso l'estero per fare l'aborto farmacologico. E cmq si', leggendo sull'argomento emerge che a livello di carriera e trattamento sul lavoro chi pratica gli aborti è spesso ostracizzato e discriminato, con scarse possibilità di fare cariera, e quindi no, chiaro, chi esercita il diritto di obiezione è diciamo portato a farlo e spesso non per motivi di credo.

     
  • At 6:44 PM, Anonymous Anonimo said…

    http://www.corriere.it/vivimilano/speciali/
    2006/07_Luglio/13/aborti.shtml

     
  • At 7:28 PM, Anonymous lupo said…

    E cosa dovrebbe dimostrare l´articolo qui sopra? Che chi abortisce viene colpevolizzato? che sia la singola donna a farlo o invece spinta da una situazione sociale? Lo si sapeva giá. Quello di cui mi sembrava parlasse il post era la possibilitá di "alleggerire" per quanto possibile la pratica dell´aborto, cosa che in Italia é pesantemente ostacolata; e invece si é finiti a parlare di tutt´altro a causa di persone che son brave a parlare di massimi sistemi ma han problemi a cambiare le cose nelle quattro mura di casa propria.

     
  • At 9:29 PM, Anonymous indastria said…

    1)Per quantoriguarda persone che "son brave a parlare dei massimi sistemi ma han problemi a cambiare le cose nelle quattro mura di casa propria", parla per te:

    Cosa ne sai tu della mia vita, della mia famiglia, dei miei rapporti con il genere femminile?
    Forse hai la coda di paglia?
    Tu invece cosa sei bravo a fare?
    A sciorinare banalità e discorsi da autobus sui blog?
    Ad affrontare le discussioni portandole su un livello di mera offesa personale?
    Rinnovo anche a te l'invito di andare a visitare il sito di Porta a Porta, magari trovi degli spunti interessanti.

    2)"L'articolo qui sopra" non parla della colpevolizzazione di chi abortisce, ne dell'impossibilità di "fare carriera" per chi pratica l'aborto, dipinge un chiaro quadro di quali siano le cause che spingono la donna ad abortire, a quale classe sociale (una categoria più che mai attuale, che, però, appena viene tirati in ballo, subito viene fatta dell'ironia utilizzando le solite frasi qualunquiste, superficiali e mai argomentate da bar sui "massimi sistemi", sull'"essere rimasti indietro" e sul dover "andare avanti") appartengano le donne che devono, loro malgrado, ricorrere all'aborto.
    Da qui è anche facile arrivare a capire chi tragga vantaggio dall'ostacolare questa pratica o il suo "alleggerimento".
    Tutte questioni che, a meno che non si voglia fermarsi a semplici enunciati caro Lupo, sono drammaticamente inerenti al post di partenza che parlava di pillola Ru486 e legge 194.

    Dato che in questo stesso post si riconducevano le cause di questo attacco (si può usare la parola attacco senza essere addditati di voler parlare dei massimi sistemi?) alla 194 meramente all'ideologia integralista cattolica (gli "uomini neri"), e questa analisi (e la solita tiritera sulla libertà di scelta individuale, sulle "intromissioni della morale cattolica")-tutti argomenti toccati nel post iniziale e nel successivo- mi sembrava quantomeno parziale credo fosse stato pertinente spiegare come secondo me altre tematiche che si abbattono sul corpo della donna, quali la destrutturazione e la precarizzazione del mercato del lavoro (scusa se utilizzo parole che possono portarti a parlare di "massimi sistemi", ma in realtà è un concetto banale), il taglio alla spesa sociale, una legge votata dal 70% degli italiani, siano in realtà (basta aver voglia di guardare oltre alla superfice della laicità dello stato) tutte questioni intrinsecamente legate a doppio filo con la questione dell'aborto, con i 22 articoli della legge 194 del 22 maggio 1978 (che se non sbaglio era il tema del post iniziale con l'Ru 486, la pillola a base di ormone che riesce ad interrompere l'annidamento dell'embrione nell'utero).
    Come vedi nulla di poco inerente con la discussione di partenza.

    3)Per quanto riguarda i "massimi sistemi" (precarietà, aborto, maternità negata -chiedi a qualche ragazza che cerca lavoro qual'è la domanda che più frequentemente le viene rivolta...-, contratti atipici e impossibilità di disporre della propria vita e del proprio corpo e della propria procreazione, situazione materiale che spinge ad interrompere una gravidanza) ti garantisco che questi fanno parte della quotidianità di troppe persone, magari non della tua, questo non lo so e non mi permetto di giudicarlo (come invece fai tu).

    4)L'articolo è stato scritto da Simona Ravizza, una semplice giornalista, neanche troppo celebre, del Corriere della Sera, non certo un quotidiano vetero-leninista che ami parlare ideologicamente dei massimi sistemi...

     
  • At 10:30 AM, Blogger panzer said…

    Qunado ironizzavo sulla CLASSE, lo facevo a fronte di un concetto non spiegato e non chiaro che però veniva presentato come il più ovvio e indiscutibile di questo mondo. Sembra più una parola magica che segna un'appertenenza, piuttosto che un concetto utile per capire meglio come vanno le cose.
    Spero che l'amico indastria non se la prenda troppo se c'è qualcuno al mondo che pretende di avere altre idee; e soprattutto spero non se la prenda se qualcun'altro vede altri "nodi della questione". Detto questo concordo pienamente i commenti di Rob e Si che sembra ci tengano a non chiudersi in un pensiero quadrato. Saluti

     
  • At 6:35 PM, Blogger Rob said…

    Qualche rapida annotazione a caldo. Indastria, ad esempio visto che continui a specificare che l'aborto è un'esperienza traumatica, qualcosa che la donna fa suo malgrado etc, ti è venuto in mente di pensare che al dila delle situazioni in cui una donna sceglie di abortire perchè diciamo materialmente ed economicamente, a livello di assistenza pubblica etc non ce la fa, ti è venuto in mente che magari ci sono donne che NON VOGLIONO ESSERE MADRI, e che magari di per sè l'esperienza dell'aborto o dell'operazione che conduce all'aborto potrebbe essere non più drammatica di un' operazione alla laringe? E che forse è cosi' drammatica perchè vi è un contesto fortemente morale e cattolico insito nella cultura italiana che la drammatizza? Ti sembra un punto poco importante da sottolineare? Per me non lo è affatto almeno tanto quanto non lo sia valutare le condizioni e discriminazioni economiche o parlare della "solita tiritera sulla libertà di scelta personale e sull'intromiissione della morale cattolica". Non voglio portarla sul personale davvero ne parlo in modo generico, ma alle volte sembra proprio che certe posizioni dimentichino la tuttosommato fortuna di vivere in uno stato di merda, ma in uno stato in cui ha la possibilità di esercitare un minino di libertà personale, che ad esempio ha di formarsi un pensiero laico alternativo a quella religiosa e così via.
    Non mi sembra poi il caso di reagire con così tanta rabbia, mi sembra poi che gli interventi più aggressivi siano stati fin dall'inizio i tuoi insultando bob, panzer le mie superficiali e stupidine valutazioni che di altri. Anche se fossero state tutte valutazioni da bar e superficiali (ammissione che non concedo),che', non avremmo avuto il diritto di toglierci lo sfizio di farle?

     
  • At 12:12 AM, Anonymous lupo said…

    Io leggo nell'articolo che hai segnalato e nei tuoi commento una colpevolizzazione dell'aborto, tema che mi sembrava l'argomento del post. Non come e perché, ma sul fatto che nelle parole e nei fatti tuoi, dell'articolo e degli uomini in nero è sottesa l'idea che l'aborto è un male che le donne eviterebbero, fondamentalmente, se avessero le condizioni economiche per farlo. Non credo sia solo questo il punto, e non lo credono nemmeno le ragazze che conosco che lo hanno praticano perché, disgaziate loro non volevano semplicemente essere madri.

    Inoltre le situazioni di cui parli, precariato, mancanza di assistenza etc sono presenti anche in altri paesi, diciamo che sono caratteristiche piuttosto comuni di questo periodo storico. Ma in molti di questi paesi si può anche ricorrere alla RU486, Qual'è allora la particolarità dell'Italia che su questi e altri punti inerenti al sociale (diritti delle donne e degli omosessuali tra questi) la rende un paese particolarmente retrogado?
    Io mi concentro su questo punto.

     
  • At 3:45 AM, Anonymous Anonimo said…

    Troppo spesso la donna sceglie di non voler essere madre perchè la maternità, coerentemente con il rapporto tra i sessi ed il ruolo della donna che questo sistema-socioeconomico riproduce (giacchè se affrontiamo un argomento non è mai possibile farlo in maniera approfondita senza tener presente il contesto in cui caliamo l'oggetto in discussione), non è vista come un diritto o un'esperienza positiva (non sto parlando di "ragazze ancora tra i banchi di scuola" che rimangono disgraziatamente incinte), ma come una malattia, un'impiccio, poichè non è sfruttabile come forza-lavoro.
    Questo credo sia un dato oggettivo.

    Allo stesso tempo, sempre coerentemente, viene proposta l'emancipazione della donna attraverso l'appiattimento sui ruoli più squallidi e perversi dell'universo maschile (la donna soldato, la manager rampante in carriera, etc.) per le quali, ancora una volta la maternità costituisce una malattia.

    Con questo non sto proponendo una visione della donna come custode angelicato del focolare domestico e della famiglia patriarcale, ben inteso!
    Ma credo che il diritto (non il dovere, beninteso!) sia quello di poter decidere o meno se diventare madri e che l'aborto sia una pratica che la collettività dovrebbe certamente rendere sicura ed accessibile a tutte coloro che siano nelle circostanze di doverla affrontare, ma bisognerebbe anche ridurre eliminandone le cause che ne stanno alla base.
    Possiamo parlare della singola individualità che decide di abortire, ma la maggior parte delle donne che abortisce è precaria, disoccupata, immigrata, in condizioni di forte debolezza e ricattabilità sociale.
    QUESTO E' UN DATO OGGETTIVO.

    Non vorrei poi, che mi venissero messe in bocca parole da me mai espresse:
    ripeto senza problemi che l'aborto è una pratica alla quale la donna ricorre SUO MALGRADO, dato che non è certo una'esperienza piacevole e se questo tecnicamente potrebbe "essere non più drammatica di un' operazione alla laringe" (a parte che dubito fortemente che una donna che abortisce esca dall'ospedale con la stessa serenità e dicendo questo non voglio certo colpevolizzare nessuno, anzi, mi sembra perfino grottesco doverlo esplicitare, ma mi sembra di capre che sia necessario farlo)

    Mi sembra disgustoso (o quantomeno demenziale) affermare che l'aborto sia un'esperienza drammatica per un essere umano solo perchè in Italia "vi è un contesto fortemente morale e cattolico insito nella cultura che la drammatizza", questo significa che al di fuori del territorio della Repubblica Italiana o, comunque, in altre Nazioni l'aborto non è un'esperienza traumatica o una scelta sofferta. Non credo proprio.

    Molte donne che decidono di non essere madri non si troverebbero, poi, nelle circostanze di dover abortire se ci fosse un'adeguata informazione ed educazione all'igiene sessuale (mi è stato riferito che molti risultati di indagini nelle scuole medie-superiori sono sconfortanti e ci credo).

    Ma l'entità statistica di questi aborti è molto meno rilevante della grande massa di donne che deve ricorrere all'aborto perchè spinta da condizioni materiali e dall'impossibilità di gestire e pianificare la propria vita.
    E' dimostrato dalla storia che il miglior modo di far abbassare il numero degli aborti è un miglioramento della condizioni sociali e materiali della popolazione, lo dimostrano le cifre che parlano dell'Iraq prima e dopo l'aggressione americana, ma potremmo trovare innumerevoli esempi in molti altri periodi storici ed in altre Nazioni del mondo.

    Per quanto riguarda la "possibilità di esercitare un minino di libertà personale, che ad esempio ha di formarsi un pensiero laico alternativo a quella religiosa e così via", mi sembra che basti prendere il caso degli Stati Uniti, patria delle "libere scelte individuali" e del libero mercato, nonchè faro dell'andamento socio-economico mondiale, o la laicissima (sopratutto in certi ambiti) Francia (dove è nata la Ru486, ma il diritto a poter abortire in sicurezza è costantemente sottotiro) per vedere come sulla questione del "rispetto della donna", dell'uguaglianza tra i sessi o dell'aborto non siano poi messi meglio.
    Se vogliamo parlare di diritti delle donne (diritti concreti, però, non dichiarazioni di principio) e degli omosessuali, non mi sembra che in altri paesi siamo messi meglio.
    In alcuni stati degli USA l'omosessualità è illegale, senza contare che le loro missioni umanitarie per "liberare la donna dal burqa" hanno rispedito le condizioni già difficili della donna di questi paesi al medioevo, il 90% delle pellicole pornografiche è prodotta ad Hollywood, in Francia la donna musulmana è al centro di pesanti stigmatizzazioni, in Olanda non mi sembra certo una conquista di emancipazione il fatto di essere prostituite, per non parlare del turismo sessuale nei paesi dell'est o nel sud-est asiatico, in tutto il mondo occidentale la donna è discriminata sul posto di lavoro e nella società e la stragrande maggioranza degli stupri è commessa tra le mura domestiche o ad opera di conoscenti e parenti, 2 uomini su 10 sono stati almeno una volta con una donna prostituita, potremmo andare aventi per ore.
    Anche questo è parlare di altri "punti inerenti al sociale", questioni, lo so, non del tutto pertinenti al post, ma che dato che sono state solevate mi sembrava giusto sfiorare.

    Certo l'Italia è retrograda (sulle stesse e su altre questioni) come tutte questa Nazioni, anche se, va detto, queste non subiscono la stessa "particolarità" italica.

    Poi, Roberta, credo che commenti tipo "Ma la CLASSE è tipo 3c? non vi pare una catogoria di analisi noiosa?" o "Ragazzi, cerchiamo di andare avanti", non offrano uno stimolo così interessante di riflessione e siano quantomeno superficiali, c'è poco da "concedere" mi sembra, o mi sbaglio?
    Un'iperbole per descrivere la superficialità di un discorso è anche quella di descriverlo come "da
    bar".
    Il mio fastidio nasce, poi, dal fatto che mi sembra ci sia ben poco da scherzare ed ironizzare (lo "sfizio") su temi quali, ad esempio, l'aborto, se poi nell'ironia colgo anche del paternalismo nei miei confronti e di ciò che scrivo (sempre argomentandolo, che oltre a te mi sembra di essere stato l'unico a farlo, poi uno sia d'accordo o no, questo è un altro discorso) non vedo perchè non dovrei rispondere, così come non vedo perchè non dovrei rispondere se vengo indicato come reazionario, misogeno e maschilista fra le quattro mura di casa o fuori da queste, ancora una volta non ti sembra?
    Quando affermi che "gli interventi più aggressivi siano stati fin dall'inizio" i miei vorrei farti notare come ho solo risposto a ciò che leggo come sfottò (Panzer e Bob)
    o denigratorio (Lupo), cosa poi, per altro, credo, rientrata (Panzer e Lupo) e che io non sia stato "fin dall'inizio" aggressivo usando formule quali "mi sembra...", "certo sono elementi da non sottovalutare, ma..." (I intervento), "secondo me...", "mi sembra..." (II intervento) e portando delle argomentazioni che, credevo, potessero essere un contributo ed un punto di vista diverso rispetto al tuo.

    Ho come l'impressione, però, che uscendo dai clichè e dalle analisi laiciste (vetero)femministe (passami questa definizione per intendersi) ci sia il rischio che qualcuno si infastidisca e si metta sulle difensive e si venga facilmente tacciati di essere cattolici che colpevolizzano l'aborto o reazionari filo-clericali, spero di sbagliarmi perchè non è certo un bel dibattere ed approfondire le questioni sempre di più, ma un accomodarsi comodamente. Ripeto con umiltà che è quello che mi sembra, ma che spero di sbagliarmi.

    Ciao

     
  • At 6:49 PM, Blogger si said…

    è iimpossibile leggere commenti così lunghi.

     
  • At 9:14 PM, Blogger si said…

    sai cos'è, è che qui noi si voleva fare la rivoluzione copernicana del discorso, e metterci al centro della scena. quello che viviamo, quello che sentiamo. smettere di essere sempre un ramo secondario del discorso, un' idea fatta rientrare in una tesi che altri hanno elaborato, e magari per parlare d'altro. essere e sentire ancor prima che pensare o aver letto, anche a rischio di non essere complete, per non rischiare di essere solo quello che di noi qualcun altro ha pensato. si dice che bisogna pensare prima di parlare; io credo però che prima di pensare bisogna vivere.

     
  • At 3:09 AM, Anonymous Anonimo said…

    ...che si chiama Bowser.

    Vorrei contribuire (pacificamente!) ancora con un commento.
    Che la donna sia malconsiderata, più o meno in tutto il mondo, non ci sono dubbi. Ma i motivi (storici, culturali..) sono diversi, perché la storia si è evoluta. Nei paesi occidentali ad esempio, come se ne parla in questo articolo, l'opus dei avrebbe un grande influsso.
    http://www.disinformazione.it/opusdei5.htm
    Riporto sotto i passi più interessanti e in tema con questo blog.
    << Secondo quanto essa stessa ha sostenuto, l'organizzazione ha esponenti che lavorano presso oltre 600 giornali, riviste e pubblicazioni scientifiche sparsi in tutto il mondo e presso oltre 50 stazioni televisive e radiofoniche. [...]
    Sin dall'inizio l'Opus Dei ha trattato le donne come esseri inferiori, relegandole principalmente ai lavori domestici. Esse sono sempre subordinate ai loro "superiori" e private dei diritti civili. Anche se alcune appartenenti alla setta conseguono il dottorato, spesso il loro talento viene ignorato. Escriva [il fondatore] scrisse: "Alle donne non serve studiare: è sufficiente che siano prudenti". Molta enfasi viene attribuita alla cosiddetta "modestia". >>

    bow

    p.s. l`altro giorno ho lasciato un commento su un post vecchio

     
  • At 1:54 PM, Anonymous Anonimo said…

    http://www.gennarocarotenuto.it/dblog/articolo.asp?articolo=814

     
  • At 1:55 PM, Anonymous Anonimo said…

    http://www.gennarocarotenuto.it/dblog/
    articolo.asp?articolo=814

     
  • At 1:42 PM, Anonymous Anonimo said…

    Riporto una riflessione interessante:

    L'INVARIANZA DOTTRINARIA DELLA CHIESA

    La Chiesa richiama i cattolici alla coerenza anche in Parlamento, ordinando che sostengano i "valori fondamentali come il rispetto e la difesa della vita umana", della "famiglia fondata sul matrimonio tra uomo e donna", pretendendo il "rifiuto del relativismo ideologico", ecc. Sul versante (sempre più tiepidamente) laico e anti-clericale si rumoreggia contro l'ennesima ingerenza vaticana nella sfera pubblica e privata a calpestare i sacri diritti della Società e della Persona (maiuscole). Inutile ricordare a certa gente che l'organismo Chiesa non è un mulino a chiacchiere come i parlamenti e nemmeno un centro sociale. Esso esiste da più di 2.000 anni ed è sopravvissuto alle rivoluzioni solo perché è riuscito a mantenere invariato il suo programma, che è conservatore e quindi utile a tutte le controrivoluzioni. E l'ha fatto in alcuni frangenti anche contro le proprie frazioni interne, a costo di perdere il consenso di masse importanti di seguaci. Del resto un organismo che non sia volgarmente immediatista non ha scelta: deve avere ben chiaro che il successo contingente è ben poca cosa in ogni prospettiva storica, mentre è sempre catastrofico il venir meno del programma ideologico, che definisce la sua natura e funzione. Senza di esso si ridurrebbe a un insipido partito fra i tanti, tutti simili, che affollano il Barnum della politica corrente. Ragionerebbe a giornate e non a millenni.

     

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